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9月21日 DA CAPOEQUIPE A CAPOSTAZIONEDomenica 2 settembre 2007 “Direzione Varano a sinistra sul binario tronco, il treno per Ancona sul binario1”. “Il prossimo treno ferma nelle stazioni di Osimo, Ancona, Falconara, Fabriano e Foligno”. Saluto urlando queste parole ad un megafono della Protezione Civile gli ultimi pellegrini dell'Agorà dei Giovani Italiani ripartiti in treno. Alle cinque del mattino la stazione ferroviaria di Loreto mi sembra deserta se non fosse per i due giovani scapigliati che dormono sulle panche della sala d’aspetto. Qui io, capoequipe del comitato organizzatore dell’Agorà che, sulla carta, avrebbe dovuto avere con sé altri dodici volontari, sono solo. Fedele alla distribuzione delle sacche ieri (sabato 1 settembre) ha arginato con soli due volontari l’avanzata del 40% dei pellegrini in via Tersatto, mentre Sergio al punto ristoro del cimitero oltre a distribuire buoni pasto e borse termiche a un numero sconsiderato di giovani arrivati da tutto il mondo ha dovuto anche calmare l’ira del proprietario del campo di finocchi che ha visto il suo terreno invaso da migliaia di “agorini” dai cappelli variopinti. Malgrado i proclami fatti nelle conferenze stampa dei giorni precedenti all’evento i volontari sono meno dei 1300 previsti e meno dei mille annunciati. Siamo poco più di seicento, pochi. Una buona parte di “magliette gialle” inoltre viene impiegata per fare da coreografia agli eventi e per “esigenze televisive” lasciando scoperti i punti di accoglienza dei pellegrini. Siamo già a metà mattina quando mi raggiungono i volontari e i responsabili della Protezione Civile e iniziamo a smistare, insieme al personale Trenitalia, i primi pellegrini in partenza. Riconosco molti volti arrivati il giorno prima alcuni con lo stesso sorriso, altri stanchi, altri che portano i segni di una notte insonne trascorsa in spianata. Sono tanti i giovani arrivati e diventeranno sempre di più fino a ventiduemila stretti in una piazza che scoppia. È qui la mia Agorà, alla stazione di Loreto lontano dalla veglia, dalle luci dello spettacolo, dai fuochi pirotecnici del Sabato e dalla messa con il Papa. Lontano dagli obiettivi delle telecamere tanto indurre mia madre quasi a dubitare che realmente sia a Loreto! Sono quindici giorni che vivo il villaggio volontari, una piccola città dall’età media incredibilmente bassa e da un tasso di disoccupazione praticamente pari a zero perché ogni mattina ciascuno si sveglia e va al lavoro. Chi alla catena di montaggio per la preparazione dei pasti che verranno dati ai pellegrini, chi all’assemblaggio delle sacche. Anche qui ci sono gli impiegati al Call Center, rigorosamente a tempo determinato, c’è la cappella animata dalle suore, c’è un Sindaco e due “assessori”. È maturato qui l’affiatamento tra i capiequipe dei diversi gruppi di volontari nato nel corso dei moduli di formazione da novembre scorso quando abbiamo iniziato il cammino verso il primo atto dell’Agorà dei giovani italiani. Un gruppo di settanta giovani con la voglia di essere la parte visibile dell’organizzazione di un grande evento che ha portato nella spianata di Montorso mezzo milione di giovani non solo italiani a dispetto del nome. Il gruppo, la squadra. Concetto abusato nell’ambito sportivo e politico è la forza che permette a noi, giovani volontari con scarsa esperienza, di mettere una toppa quando la macchina organizzativa, collaudata per l’arrivo di trecentomila pellegrini, mostra i suoi punti deboli. Eccoli qui davanti a me i giovani dell’Agorà. Stanno per ripartire e con il megafono presto la voce agli addetti di trenitalia indicando la destinazione del treno e il binario. Leggo sui volti dei pellegrini in partenza sorrisi complici e grati, gli insoddisfatti ci sono e qualcuno se ne fa accorgere ma ho una parola e un gesto di saluto anche per loro. E ne hanno una anche gli altri instancabili capiequipe che, completato il deflusso a Montorso, hanno deciso di venire ad aiutarmi. È stata questa la mia Agorà, che ho rinominato “Agorà dell’ACCOGLIENZA dei giovani italiani”. Dopo l’esperienza di Colonia qui a Loreto, insieme ai miei amici volontari non ho parlato di accoglienza dall’alto di una cattedra, ho accolto. Dall’inizio alla fine. 评论 (4)
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